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“La prima indagine realizzata dall’8 all’11 giugno ci ha restituito una situazione ad oggi che, come atteso, si presenta molto complessa. Attualmente solo il 25% delle strutture è aperta, di queste il 50% circa nelle località di mare, mentre il restante 50% tra città d’arte e campagna”. Così Confindustrua Alberghi presenta il monitoraggio delle riaperture.

“Il settore termale non sembrerebbe ancora essersi messo in movimento, ma questo può derivare dalla tempistica dei relativi protocolli. L’indagine osserva anche la situazione del lavoro, gli occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche in questo caso i dati non sono confortanti, ma largamente attesi. Tutti gli operatori che hanno risposto  – continua l’Associazione di categoria – segnalano allo stato di aver potuto richiamare in servizio parte dell’organico. Anche sul fronte dei lavoratori stagionali, il numero degli assunti è di gran lunga inferiore se paragonato a quello dell’anno precedente”.

“Alle strutture ancora chiuse è stato anche chiesto di indicare se la riapertura è in programma nelle prossime settimane, ma solo il 20% ha dichiarato l’intenzione di riaprire da qui a fine giugno. I dati rispecchiano pienamente il sentire degli operatori.  Eravamo partiti da una situazione di quasi totale fermo del settore con oltre il 95% delle strutture alberghiere chiuse e oltre il 97% dei lavoratori in cassa integrazione. La situazione si sta modificando molto lentamente e la cautela induce le aziende ad attendere. La riapertura infatti – sottolinea Confindustria Alberghi – è condizionata da diversi fattori, la domanda è debolissima e i costi per gestire la sicurezza anti covid sono significativi. Tra i pochi che aprono, prevalgono le strutture di mare che hanno una stagionalità strettamente legata al clima. Decisamente in maggiore difficoltà l’offerta delle città, condizionata dai mercati internazionali ed al turismo business, che oggi è sostanzialmente ancora ferma in attesa che la domanda possa rimettersi in movimento”.

“Comunque, anche dove si è deciso coraggiosamente di riaprire, le presenze in albergo sono molto basse e quindi gli organici, non sono al completo e parte dei lavoratori resta ancora in cassa integrazione. Anche per quanto riguarda l’assunzione dei lavoratori stagionali, i numeri sono ben più bassi dell’anno precedente. Quello che abbiamo imparato in questo periodo è che le situazioni possono cambiare molto velocemente, di settimana in settimana continueremo a seguire l’evoluzione del mercato sperando ci possano essere le condizioni per una ripresa. Non ci resta quindi – conclude l’Associazione – che proseguire ad osservare il fenomeno e vedere cosa accadrà nel prossimo futuro e come si evolveranno i dati sulle riaperture”.